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      BILL CHAMBERS (Cold Trail) ••••

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  Recensione del  17/02/2016             
    

Il multi-strumentista Bill Chambers è cresciuto in una cittadina Australiana, ma lo spirito è sempre stato legato all’American country, folk e blues :“I grew up listening to the Hillbilly music my mum and dad played when i was a kid. I discovered early Rock’ n’ Roll and Johnny Cash. In recent times I’ve been particularly influenced by the Texas Singer/Songwriters”.
Gli impulsi texani partecipano attivamente in Cold Trail, primo album negli ultimi 4 anni anche se c’è un live/dvd nel mezzo, si intrecciano superbamente in Roll The Windows Down e Cold Trail, dove Bill Chambers ha la capacità di far conoscere i tratti di un'identità culturale accessibile solo attraverso poche altre forme.
Un’intrigante zoom tra slide guitar e pedal & lap steel, avvicinano e allontanano il country come attraverso un gioco di lenti tra Crow Flies, la sublime ballata alla Guy Clark di Mercy e Drinkin' Too Much, scivolano leggere, disegnano lo spazio di Cold Trail, si addensano nella scura bellezza di Quindanning Inn e Hanks Last Meal, tra la telecaster di Too Confused e subito trovano posto in un ordine prestabilito.
Scritto con mano molto ferma, a tirare con il righello e la squadra le linee narrative di Cold Trail, ecco il via vai, la discesa e la risalita di Nothing But The Wheel e The Road Tonight, incede lentamente insinuandosi con pochi accordi che conquistano il respiro di Always Believe In You e si spargono in I'd Go Home If I Had One, confondendosi col whiskey e conquistando note acute mescolate alla malinconia ed è forse questo che in Cold Trail ci accoglie e ci fa sentire a casa. Senze pretese.






 

 
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