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      JASON BOLAND AND THE STRAGGLERS (Squelch) •••½

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  Recensione del  21/11/2015                 
    

Otto album non pesano poi tanto a Jason Boland And The Stragglers capaci di mostrare in Squelch tutta la loro duttilità intorno all’alt. country, la capacità di farsi mezzo per mettersi al servizio di linee di tendenza già esistenti nel loro passato.
Nuove/vecchie strade tutte animate dal violino e pedal steel (la new entry Cody Angel) e ancora percorribili (Break, Heartland Bypass e Holy Relic Sale), e sommandosi danno vita a uno spazio che si impara a (ri)conoscere.
Alcuni punti di vista privilegiati a sfondo elettrico ritornano guadagnando sempre più forza (I Guess It’s Alright e Lose Early) e per il resto spaziando tra accenni politici e inevitabili commenti sui social media, Squelch è un’altro tassello d'angolo della vita di Jason Boland, non ci sono difetti di fabbricazione tra Do You Love Me Any Less e Fat and Merry, con le prelibate Christmas In Huntsville e Bienville che servono a colorare lo sfondo di Squelch ed entrano perfettamente nella scanalatura del countryman 'texano'.
Chiude la briosa Fuck, Fight, and Rodeo, dove la birra dà alla testa (nel vero senso della parola), una specie di canzone anti-politica molto texana, dove i problemi di oggi illuminano la storia di Squelch e racchiudono le teorie di Jason Boland & The Stragglers con traiettorie particolari nell’alt. country.






 

 
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