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      BEAUMONTS (Hey Y'all It's The Beaumonts) •••½

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  Recensione del  08/09/2015                 
    

Divertenti e irriverenti, gran figli di buona donna i The Beaumonts, il quintetto di Lubbock, amaro, spietato, scorretto e sottilmente esilarante con la loro subdola critica alla contemporaneità, mascherata da discussione sul sesso, droghe e alcol.
Invitante l’approccio Tex-Mex nell’iniziale San Antonio dove Troy Wayne Delco scambia la città texana per il paradiso, ma non è il Paradiso.
If You Take Drugs (You're Gonna' Die) complessificata dalle deliziose implicazioni tra mandolino e armonica, parte da un messaggio serio, ma intanto la droga l’hanno comprata in una stanza d’albergo…
Hey Y’all It’s The Beaumonts è sempre ammiccante a quel sostrato finto-intellettualoide che caratterizza i The Beaumonts, al contempo cinici e solidali, con quel tono disincantato che sfoggiano nelle affascinanti ballate di Lucky, con la fisarmonica di Lubbock in the Springtime che sbuca tra un pickup dimenticato (a chi non capita di trovare la macchina parcheggiata?), meno le riflessioni condivise sotto l’effetto di droghe e alcol!
Non c’è più il bassista Don Ed Rosewood, sostituito da Duck Buford, ma pedal steel e telecaster sono sempre ben amalgamate anche in Change My Name, e si ride di gusto anche in I'm Sorry (notti alcoliche particolari), il ritmo è ben dosato anche in Let's Take A Ride e Baby, Tonight e quando pensano alla polizia di Lubbock (Lubbock Sheriff Department) che abbreviata diventa LSD, come non sorridere!
Darling, please, show me your tits..’ canta il romantico Troy Wayne Delco in una ballatona deliziosa, On My Bended Knee, pensieri particolari (indovinate?) anche per Just Ain't The Same, è il modo di rapportarsi alla vita dei The Beaumonts, dove energia ed entusiasmo si accompagnano a spontaneità e leggerezza, pensieri malinconici tra honky tonk & rock and roll come nella conclusiva My Condition.
Così, a poco a poco, Hey Y’all It’s The Beaumonts riesce a trovare un proprio baricentro, e acuisce il suo disorientamento in un mondo di spietati riti sociali, di dure leggi economiche, ma se in Texas avvertono: “Just don’t play it around your kids. Or too loud in your car” in Italia, ce ne sbattiamo …






 

 
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