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      MADISONS (No One's Ever Gonna Know Your Name) •••½

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  Recensione del  08/09/2015                 
    

Seppur di Austin, Tx, i Madisons rivolgono lo sguardo altrove alla ricerca di punti di riferimento, e provano a definirsi in maniera originale, ovvero in base a ciò che è il loro approccio all'alt. country.
So Long West Texas avvolge l’ascoltatore, la melodia e la voce del frontman Dominic Solis ricordano i Turnpike Troubadours, il paragone regge sull’equilibrio che formano violino, una dolce timbrica rock, quella tromba che si affaccia nel finale, ma i Madisons usano il tutto come rampa di lancio in uno spazio vuoto in cui saltare.
No One’s Ever Gonna Know Your Name ha un bel ritmo, Bar Stool, Parasites e Sandra, leggero, nella dinamica stessa dell’armonia tra banjo, violino e chitarre elettriche, trovano il significato del loro agire, fino a intriganti forzature con l’armonica in When I'm Gonna Fall.
Piace il ritmo e lo scatto nervoso della camminata di Melissa, ma i Madisons giocano su una profondità emozionale (Locusts e la Title track) che è comunque sufficiente, in una linea di demarcazione interna ai contenuti di No One’s Ever Gonna Know Your Name, per addomesticare anche l’ascoltatore meno esigente verso le leggi di quel country che tira dritto, nel finale, verso il Messico di Heart e la bella Chris 'n' Sally.
Un ritmo trascinante, richiamo della vita, ma quella dei Madisons è una musica scritta, e il cui sviluppo è di volta in volta affidato al sentimento e all'espressività di una ricca strumentazione.






 

 
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