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BIG DADDY LOVE (This Time Around) ••••
Tira aria nuova in This Time Around, Daniel Justin Smith è oramai il passato, ora c’è il chitarrista e songwriter Scott Moss in prima linea tra la sezione fiati della Turkuaz Horns da Brooklyn sull’incedere del banjo tra le roventi chitarre di Nashville Flood. Sono un’assaggio dei nuovi Big Daddy Love, Americana, soul, rock, mississippi e radici folk/country, un mix 'da mal di testa', direbbe qualche critico in odore di pensionamento, invece è ricco di panoramiche a schiaffo, lampi di luce in chiaro e in buio, tremo...
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SHINE JAR (Getting Up To Rise) ••••
Da un retro-bottega pieno di parole e musica ammucchiate alla rinfusa, Dick Heuvels insieme a un batterista country in pensione, decide di dar spazio a quel vecchio amore con un intreccio trasparente nell’esordio di Getting Up to Rise e sarà anche musica registrata dal portico di casa, tra birra e una buona compagnia, ma gli Shine Jar non inclinano pericolosamente al versante smargiasso del brano radiofonico. Ricca strumentazione, la scelta di adottare una narrazione più scanzonata e sconnessa in Good Times Coming...
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JUBAL LEE YOUNG (On A Dark Highway) •••½
Ha scorrazzato per un paio di anni nel Sud dell’America, contro i bordi di un buco aperto solo ai fuorilegge, in quel foro Jubal Lee Young continua a infilare cartoline e immagini da film western. Parte col piede giusto On A Dark Highway, omaggia le radio texane, “It’s a tribute to the DJs and the Texas radio system in general. I think more so than other states you’ve got more of a fiercely independent segment of stations that are playing great music, whatever they want, and that is a good thing”, bel rock Texa...
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LOWELL THOMPSON (Stranger's Advice) •••½
Lowell Thompson torna nel Vermont e registra Stranger’s Advice insieme ai Crown Pilot nel salotto di casa. Batteria, chitarre, basso e voce e ne viene fuori un disco di puro Americana con la sensibilità di chi sa captare tra la cruda bellezza del rock, la quotidianità di piccoli e grandi sacrifici, con piccole e grandi canzoni, dimostrando un'intima conoscenza delle armonie in Honey, It's True che da una partitura particolarmente dolente e contemplativa, libera il carisma delle chitarre. Stranger’s Advic...
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AMERICAN THREAD (Songs In The War) •••½
Una vena nostalgica spinge i bostoniani American Thread, l’ideale folk a stelle e strisce con la linearità classica -pur mettendo in gioco la freccia del tempo-, del rock. Serpeggia fiera nella deliziosa Enjoy The Road, viaggia sull'inerzia impressa da un'energia adolescenziale, ma conduce molto lontani, fino alla maturità politica e morale di Songs in the War. Un approccio alla condizione umana, sulle fobie dell’uomo pronte a soccombere all’inevitabile ciclo della vita, la dimensione melodica si allarga, gli A...
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ARBUCKLE XPRESS BAND (Bootlegger's Dream) •••½
La catena montuosa delle Arbuckle Mountains marchia il passo della band dell’Oklahoma, pensate dal lontano 1970, tra naturali cambi di squadra negli anni non hanno mai smesso di suonare insieme, eppure il debutto arriva solo nel 2006 e prodotto da Mike McClure, tanto che la nuova pausa riflessiva prima di Bootlegger's Dream non ha sorpreso poi tanto. Bootlegger's Dream è un disco dalle due facce, si passa dalla solennità monumentale del rock sudista che soffia forte nel’avvio di Outlaws And Country Boys, subito...
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DAVE McCANN AND THE FIREHEARTS (Circle of Light) ••••
Ripassano i paesaggi western resi familiari ai tempi dei Ten Toed Frogs, Dave McCann tra canyon stretti, misteriosamente minacciosi, le mesas, vasti tratti rocciosi, il Montana e gli immensi, infuocati deserti del Nevada e del New Mexico, scelti come sfondo dei racconti di Woodland Tea e Country Medicine. Dal 2009 è Dave McCann and the Firehearts ma la prospettiva sulle praterie e le colline delle riserve indiane di Blackfoot Country sono ancora il fondale e l'ispirazione per Dixiebluebird e dopo 4 ...
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BILLY JOE SHAVER (Long In The Tooth) ••••
Ci sono cantanti, è il caso di dirlo, che ad un certo punto della loro carriera perdono il dono del talento e, pur invecchiando male, restano comunque famosi per alcuni remoti titoli memorabili. E ce ne sono altri, sempre sulla breccia come Billy Joe Shaver, che, senza aver mai smesso di esibirsi a tamburo battente in giro per il Texas e nella maniera più umile, come esperti ed affidabili fuorilegge poco inclini alle majors, sanno ancora trovare l’occasione, il momento giusto per tornare in auge. 75 anni lo scorso 16 Agosto, r...
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MATT POWELL (Easy Love) ••••
Singer / songwriter / multi-strumentista e produttore della Virginia, Matt Powell è da 15 anni sulla scena texana, arrivato ad Austin col blues di The Money and the Grass ha iniziato a perlustrare in lungo e in largo i piani del suono texano, e le prospettive sono cambiate. I riferimenti country, i richiami, le simmetrie, i giochi di specchi dei racconti di vita tra le rime dell’armonica e delle steel guitars si contano a decine tra Dragonfly, Fluke Luck and Jesus e Ten Gallon Heart e dopo la parent...
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JOHN EDWARD BAUMANN (High Plains Alchemy) ••••
High Plains Alchemy brulica di riferimenti texani, di congrui particolari e dettagli che tutto sommato, costituiscono buona parte del suo fascino, rispettosi come sono della tradizione cantautorale a cui John Edward Baumann guarda mentre si allontana dalla città verticale di Houston rasa al livello della strada in Eagle Ford. Mantiene le promesse dell'EP West Texas Vernacular e ora il cielo di High Plains Alchemy è limpido, l’aria è schiarita, alt-country, americana, tempra da folksinger con Corby Schaub a spall...
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MATT CHARETTE (Back East) •••½
Accade che un punk-rocker decida al primo disco solista di provare a sondare strade alternative, accade al Bostoniano Matt Charette, e come tanti altri scopre di avere un’anima country-folk che rilascia in tutto Back East, un vortice di nervose ballate elettro-acustiche frammentate dalla pedal steel e dall’armonica che dispiegano le ali dalle brillanti Carry On e City Streets. Matt Charette conosce le timbriche di una voce greve e la asseconda in pieno, mentre riflette su se stesso e riflette sugli altri...
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MICKY & THE MOTOCARS (Hearts From Above) •••½
Il mondo di Micky e Gary Braun oramai indebolito, preso nella corrente delle stazioni radio e quindi bloccato nelle sue naturali insofferenze, senza più energie di cambiamento, era al capolinea, i Micky & The Motocars necessitavano di una ‘trasfusione di sangue’. Cambio della squadra, entrano Dustin Schaefer (chitarra), Joe Fladger (basso) e Bobby Paugh (batteria) e con Hearts From Above ‘tornano’ non sul piano di una piatta mediazione col passato ma scavando in una fertile contaminazione col country/rock degli altri...
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BUFFALO RUCKUS (Buffalo Ruckus) •••½
Vincitori del 9th Annual Texas Music Showdown Battle of the bands 2014, i Buffalo Ruckus non prendono di mira i più giovani, dimostrano lealtà nei confronti di una semplice esortazione al ‘let's rock’! La cultura musicale texana non è viziata dalla moda, è quanto di più piacevolmente anti-cool si possa ascoltare, e Buffalo Ruckus si accoda. Jason Lovell imbraccia la chitarra, graffia insieme all’armonica If It's For Love, un bel modo di parlare di amori perduti e battiti del cuore, americana con piacevoli orlature count...
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PURE GRAIN (Indiana Sun) •••½
Indiana Sun è forma del rock che rinuncia al suo tempo, i Pure Grain dopo giri a vuoto e cambi alla line-up si fermano e provano a mischiarlo al country e allo spirito classico del Sud degli States, il centro che viene fuori da Lie To Me al quale la vocalist Courtney D’Amico e la chitarra dell’altra voce Scott Siefferman si appoggiano, restituendo una immagine speculare del rock. Riflessa in modo deformante nei tratti raggae nel finale di Summer Song, ma lascia intatti i contorni dell'insieme quando si appr...
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MARK JUNGERS (I’ll See You Again) ••••
Mark Jungers si dimostra profondo conoscitore della terra in cui vive, e lo esprime sulle direttrici dell’armonica e della steel guitar nel modo in cui irradiano I’ll See You Again, scorrono animate dalla capacità di fondere le visioni d'insieme di paesaggi e personaggi texani senza perdere di vista i dettagli armonici e rincorrendo anche le vedute della pedal steel di Gurf Morlix, bagnate da una luce chiarissima. Al sesto disco insieme a parte dei the Whistlin’ Mules (Adrian Schoolar, chitarra e dobro, W...
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GRANT PEEPLES AND THE PEEPLES REPUBLIK (Punishing the Myth) ••••
In soccorso all’uomo del nuovo millennio, abituato a trangugiare immagini e suoni dalla mattina alla sera, aizzato ad affidarsi ciecamente(!) al senso razionale per eccellenza, arriva il dissacrante Grant Peeples. Sempre contro tutti, rock, folk & americana contro la politica guerrafondaia e monetaria alla Bush, sulla scia della popolarità del ‘natural capital-globalist conflagration’, Grant Peeples si ripropone con Punishing the Myth (prodotto da Gurf Morlix) di fecondare le incertezze di un’intera generazione ...
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MARY GAUTHIER (Trouble & Love) ••••
Trouble & Love, 8 capitoli a raccontare una tumultuosa relazione che non poteva che andare in frantumi, e quello che resta sono più Trouble(s) che Love: "What an artist tries to do," spiega Mary Gauthier. “Is take chaos and turn it into something that makes sense— and there's nothing more chaotic than a break-up; it's like being put in a freaking washing machine and being spun around. You've got all these emotions flying around. You try to grab one and hold onto it long enough to give it a name, a face and a...
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WAYLON SPEED (Kin) ••••
Il rock resta un elemento destabilizzatore nella musica dei Waylon Speed, una chiave che apre e insieme scardina il meccanismo di KinWe evolve naturally, we aren’t trying to make anything different or better than previous material,” racconta il bassista e vocalist Noah Crowther. “We’re family, and this natural evolvement led us to Kin.” Gli alti e bassi della vita vissuti sulla strada ruotano attorno alle chitarre di Coming Down Again, vibrano e smuovono Reminds Me, e il mondo appare sfocat...
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MANZY LOWRY BAND (Muddy Waters) •••½
La consistenza sottilissima di racconti di fuorilegge e terre lontane, fogli bidimensionali spazzati via da un colpo di chitarra o dal sovrapporsi di pistole e bibbia aprono il mondo di Muddy Waters, l’esordio del singer/songwriter Manzy Lowry è molto seducente e si concede a tutti coloro che hanno un nucleo western nel cuore. Muddy Waters si lascia ascoltare quando si fonde e lavora sul tempo e nel tempo di un country irregolare e macchiato dal rock, seducono le strade calpestate in First Degree, il violino di
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BRANDON JENKINS (I Stand Alone) •••½
“I had been writing a lot of songs toward the end of last year and went up to Nashville to visit my manager, Ben Ewing,” spiega Brandon Jenkins. “He had arranged an acoustic show for me and I played for a few industry folks and a couple of my fans, performing the all new material that no one had ever heard but me. We recorded the show listened back the next day. Ben suggested I do an acoustic solo album. I said when and he said now.” In I Stand Alone, voce, chitarra e armonica si nutrono con efficacia in ...
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CRAZYWATER (American Rust) •••½
Il canovaccio dei Crazywater continua ad essere libero dai connettivi casuali della provincia texana, quelli consequenziali del rock che si poggia a blocchi elettrici sufficientemente rodati nell’omonimo debutto. Affascina lo slancio di Bootlegger's Son, alimenta American Rust quel tanto da concedere spazio alla maturazione dei Crazywater. Traslano in mobile continuità di senso, il valore scenografico-decorativo texano, in Rust e Crystal c’è una genuina fragranza segnica, perfettamente attinente alla d...
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SLIM BAWB & The FABULOUS STUMPGRINDERS (Gristle & Guts) •••½
Primo album a comando di un terzetto, negli ultimi due dischi Bob Pearce (Slim Bawb) il basso lo suonava con il piede, con i The Fabulous Stumpgrinders il singer-songwriter, multi-strumentista e per alcuni anche filosofo, Slim Bawb continua a muoversi nella stessa direzione, in viaggio con banjo, mandolino & cigar box guitar verso la periferia o la campagna del Sud del Texas, a recuperare anche una dimensione realistica, la splendida ballata di Journeyman ne testimonia la perdita di fiducia nei confronti del...
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ADAM CARROLL (Let It Choose You) ••••
I’ve always been a fan of the music in Louisiana” spiega Adam Carroll, lo canta in Bernadine, un immediata immersione in un mondo offerto come vortice di suoni in cui saltare insieme a fisarmonica e un’ambrata sezione fiati, mentre un set di chitarre acustiche ed elettriche aprono ad un denso songwriting territori alla fin fine, familiari: “I’m calling this new album ‘Let it Choose You’ in honor of a conversation I had with a friend of mine who said ‘Songs Choose Us… make yourself willing to receive them’. T...
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MATT HARLAN (Raven Hotel) ••••
La cronaca urbana per estrarne quei frammenti di verità che trovano il loro posto privilegiato in Raven Hotel, al terzo disco si torna ai paesaggi illustrati all’esordio di Tips & Compliments, quel concetto ha fatto scattare in Matt Harlan l’idea brillante di ristrutturare e riarredare trame consolidate, un vagabondaggio alla T.S. Eliot nell’avvio di Raven Hotel di un ‘drunken troubadour’ abile a costruirsi una serie di schermi nel rapporto coi figli che lo riparino, il banjo e il violino della deli...
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TOM OVANS (Last Day on Earth) ••••
Il songwriter di Boston si è trasferito ad Austin, Tx, da una decina di anni e continua a restare ai margini del music business, lo riprova il testamento di Last Day on Earth: 2 cd, 34 canzoni, slide guitar, lap steel, mandolino ed armonica. Tom Ovans si confronta con l’ipnotica paranoia di un vuoto più ingombrante che mai, continuando a scavare furiosamente nel cuore della disperazione umana dove si aprono voragini poetiche su una superficie prima elettrica e poi acustica come il suo mentore Bob Dylan, non è più ...
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PONTCHARTRAIN WRECKS (Pontchartrain Wrecks) ••••
Come nell’immagine che un fiume dà a chi lo osserva, un flusso costante e obbligato, delimitato da due argini (il rock e la provincia) a costituire la demarcazione e la riconoscibilità di Pontchartrain Wrecks, regolare eppure continuamente sottoposto alla forza interna delle steel guitars del vocalist Miles Cabeceiras e di Steve Spitz. Le producono in ogni brano e come ogni singola onda, in mille varianti, con l’invitante armonica nell’apripista di Slow Train, visibili e lampanti in Anyway, Anyhow, i Pontc...
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AARON EINHOUSE (Blue Collar Troubadour) ••••
Non c’è dubbio, a Blue Collar Troubadour appartiene l’idea della complementarità fra superficie e prodondità del Texas country, intercambiabili in un movimento reciproco di sostituzione sul quale Aaron Einhouse interviene dosando rock e ballate e all’ascoltatore apparirà profondamente sincero perchè non ha il retrogusto sgradevole della glicerina del music business. A produrre stavolta è Mike McClure, non c’è a guidarlo Walt Wilkins (i primi 2 dischi) ma con lui Aaron Einhouse scrive la Title track, B...
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ROGER CLYNE & THE PEACEMAKERS (The Independent) ••••
Settimo disco in studio e 15 anni di carriera, Roger Clyne non ha esaurito le energie primarie dei Peacemakers, continua ad andare controcorrente, The Independent è ancora un disco ‘anti-major label’, c’è energia, il batticuore per il rock lascia un senso di pienezza nonostante i giochi sono chiari e fatti per la storica band dell’Arizona (il chitarrista Jim Dalton, il bassista Nick Scropos, la batteria a P.H. Naffah), ma è anche grazie all’aria messicana che The Independent deflagra. “The Independent is a dou...
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SAINTS ELEVEN (I'll Be Fine) •••½
Dirty, old school country’ uno spazio anomalo e irrequieto, l’etichetta serve poco alla band del vocalist e chitarrista Jeff Grossman, a dare forma al contenuto fluido di I’ll be Fine c’è il cuore della punk/rock band dei The Von Ehrics (Jeff Mosley al basso e Chris Bradley al violino). Le steel guitars alzano polvere nel disco d’esordio dei Saints Eleven -prodotto da John David Kent- diventano veri e propri elementi di raccordo tra le legnose Fly e Make Her Mine, determinandone le svolte tr...
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JIMBO MATHUS & The TRI-STATE COALITION (Dark Night of the Soul) •••½
A Taylor, il Mississippi resta ad ispirare James “Jimbo” Mathus sebbene il delta blues è oramai dietro le spalle di un lontano disco d’esordio, al nono album resta il corpo mutevole e ipnotico del rock capace di rassicurare e di inquietare, di favorire insieme ai Tri-State Coalition, l’attitudine di Dark Night of the Soul alla meditazione come l’impulso al vagabondaggio elettrico, all’erranza, sia geografica che mentale di Jimbo Mathus. Un disco vario, particolare, i movimenti languidi e avvolgenti al piano che ap...
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BRANDON CLARK (Burn) •••½
Brandon Clark trova con Burn il canale che ha portato a perturbare il flusso compatto e fin troppo tranquillo della scena dell’Oklahoma music, in una visione lontano dalla band ne deriva un piccolo mulinello, bastante a risucchiare e a portare alla ribalta il “Tulsa Sound” legato al rock di matrice classica con forti radici texane. Si evidenzia nella luce cupa e opprimente di Burn e Merch Man Blues e la sotterranea tensione meditativa di One Hell Of A Night e della steel guitar di una brillante Sk...
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MODERN EARL (Hot Damn) •••½
Una sorta di Bottle Rockets tedeschi, il quartetto da Berlino del cantante e songwriter Christopher “Earl” Hudson dopo 3 dischi con una struttura musicale fatta di temi che ritornano tra gli anni ’60 e ’70, aumenta il voltaggio dei Modern Earl e con Hot Damn lascia maggior aria alle variazioni e gli assoli alle chitarre elettriche. Tra le pimpanti Hot Damn e Rules Of The Bar acquistano sempre un senso diverso e opposto, rendendo il loro ‘parlare’ continuamente doppio, tra la chimica della strada e p...
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WHISKEY MYERS (Early Morning Shakes) ••••
È finalmente giunto il momento di fare i conti con una maturazione ormai divenuta necessaria per i Whiskey Myers, il quintetto del vocalist Cody Cannon non rivolge lo sguardo dal basso verso l’alto, a puntare le nuvole che scorrono nell’azzurro del cielo Texano, ma dall’alto in basso, come la lente di un ambizioso entomologo che studia le forme di vita più bizzarre. Al terzo disco Early Morning Shakes schiaccia la prospettiva delle chitarre di Cody Tate e John Jeffers su un terreno saturo, pregnant...
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JASON EADY (Daylight & Dark) ••••
Daylight & Dark affonda le radici nella storia di un uomo e si nutre apertamente delle complessità del suo cuore secondo le relative affinità del country sviluppate brillantemente da Jason Eady in AM Country Heaven e sempre con Kevin Welch a produrre (la terza regia, c’è anche When the Money’s All Gone del 2009), un disco che sa di umanità raccontata senza umanismi, senza solennità, con una sana laicità alcolica, cruda e affettuosa “‘Daylight And Dark’ was written as a ‘day in the life’ story of a man who...
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MANDOLIN BROTHERS (Far Out) ••••
La svolta per la cover band di Jimmy Ragazzon e Paolo Canevari arriva negli anni ’90 quando entrano in gioco fisarmonica, pianoforte e il mandolino, la band pavese si butta a capofitto nelle visioni melodiche tra il Texas e il Messico, anche a costo di perdercisi, ma dando anima ai Mandolin Brothers. Far Out con la produzione di Jono Manson (anche alla chitarra), e ospiti illustri (John Popper (Blues Travelers) Ed Abbiati (Lowlands) ed altri amici), è il disco più ricco e anche più bello dei Mandolin Brothe...
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CLAY McCLINTON (Bitin' At The Bit) ••••
Clay McClinton ha trovato i suoi spazi, non controlla più il Texas country e il rock ‘n’ roll, li lascia liberi, diventano troppo larghi o troppo stretti, ma indicano lo spazio che in Bitin’ at the Bit sono pronti ad occupare. Prima collaborazione con il grammy produttore Gary Nicholson, prima volta di una cover del padre Delbert McClinton, isola che si fa ponte, che comunica senza che il figlio perda la sua autonomia: “My dad and I were trying to figure out a name for the album and I was so anxious for the...
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JAMESTOWN REVIVAL (Utah) ••••
Pochi soldi e nessuna casa discografica dietro l’angolo nella piccola cittadina texana di Magnolia, così Jonathan Clay e Zach Chance si sono rimboccati le maniche e con l’aiuto di amici tra Austin e Los Angeles, hanno pensato di incidere il loro disco nel selvaggio sfondo delle Wasatch Mountains, Utah: “In a cabin for two weeks a record in a way that people used to do. Just sit around, live takes, no click track, no headphones, just playing music. We wanted to capture the energy of a live show and really nail the moments within...
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DOGHOUSE FLOWERS (Chasing The Sun) ••••
Justin Reuther parte per Milwaukee deciso a formare una band, ha in testa un groviglio intriso di terra del Sud, country e rock in cui ogni spazio sia occupato da un brulicante susseguirsi di chitarre. Ebbene il lavoro dei Doghouse Flowers anche se calpesta appena la prospettiva del country, offre a Chasing the Sun un moto perpetuo che non subisce requie alcuna ed è quello, che alla fine, conta. Un rocambolesco susseguirsi di fughe e inseguimenti tra pedal&steel guitar, Meet Me In Milwaukee, So Wrong e <...
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LOS LONELY BOYS (Revelation) •••½
I seri problemi alla schiena di Henry Garza caduto lo scorso anno dal palco a Los Angeles non potevano che condizionare i Los Lonely Boys. Come un tessuto, Revelation ha un dritto e un rovescio, inseparabili tra loro come i fratelli texani (Jojo e Ringo a chiudere il terzetto) “We like to try to better ourselves every single day, whether it's in the music, our family our ourselves. We're at least trying to move in a different direction. So with the title Revelation, it's in that respect, as well as the way music ...
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CHAD SULLINS AND THE LAST CALL COALITION (Wicked Spell) •••½
Wicked Spell analizza il vagabondaggio di un musicista dopo i riscontri positivi di Incommunicado, le radio, le interviste, i concerti, il secondo matrimonio lasciato per strada, Chad Sullins li guarda da lontano e da vicino, il che pone speculari problemi di lettura, l’ottica è quella del rock che si fonde alla spazio rurale del Texas, e resta viva in Wicked Spell. Un lungo giro sulle highways americane con la secca Title track ad affrontare le prime devastanti tracce della natura dell’amore, ma t...
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JODY WEGER (On Land And Living) •••½
Il multi-strumentista Jody Weger oltrepassa la coltre di nubi buonista che ci circonda per incarnarsi in una dimensione umana che pullula del grigio della vita, e con i The Last Standing Democracy (nota di merito al lavoro alla pedal steel di Ken Campell) entra in una chiesa centenaria, Beresford Church studio, e registra On Land And Living tra radici folk/rock e country. L’andare delle ballate -come nei sogni- non hanno quasi mai una direzione necessaria, il rock sferza brillantemente 6 Feet Underground, p...
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CODY JOHNSON (Cowboy Like Me) •••½
Cody Johnson guarda attraverso il suo personale spioncino, un bel mirino country/rock, sul mondo dei cowboys capaci di alzare polvere con honky tonks selvaggi e di far cadere lacrime nelle ballate d’amore. La storia e l’ideologia di una nazione cresciuta con gli scheletri nell’armadio fatta di figure borderline è dalla parte del cowboy, le mutazioni della telecaster iniziano in Dance Her Home, entrano negli strati di Cowboy Like Me insieme all’amore, si rivela improvviso e occupa l’intera scena, ma con vigore in
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JEFF GERMAN & THE BLANKETY BLANKS (Twelve R.o.u.n.d.s.) •••½
Il rocker del Michigan non sdogana il rapporto decennale con i Cur Dogs anche se decide di incidere con i Blankety Blanks, in Twelve R.o.u.n.d.s. Jeff German procede nel far transitare nuovi brani ma riattraversando il territorio, irto e diseguale del passato. Sit and Think e Apology With Every Song per decifrare i codici di un rock urbano per quelli che sono, nient’altro che un ondeggiare sui bordi da cui emerge la virtù e l’amore per le chitarre dal suono deciso ma pronte ad aprire all’irru...
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TRAVIS O'NEILL AND HIS CARDINAL SINS (Volume 1) •••½
Da una fattoria irlandese arriva Travis O’Neill, stanco di guardare il mondo dall’esterno, decide ad un certo punto di entrarvi, e per ‘farsi ‘carne’ si aggrappa ad una serie di ballate tristi, la chiamano ‘dark americana’ un’espressione che si spegne proprio perché c’è troppo chiarore attorno alla voce di Travis O’Neill e si riaccende ogni volta che i Cardinal Sins (messi insieme dai resti di una rock band di Praga) gonfiano un Ep, Volume I che forse diventarà il vero d’esordio, o semplicemente seguirà un...
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CAPTAIN LEGENDARY BAND (Tclb Live) ••••
La The Captain Legendary Band a contatto con le atmosfere e gli umori del Firehouse Saloon di Houston, Texas, lo scorso maggio registra un doppio Live con una sorta di disinvoltura briosa e un po’ sfacciata, prima acustico e poi elettrico. Il suono ha un trattamento separato e non di rado contrastanti, sovrapposti o affiancati, insieme comunicano un senso di polifonia estremamente efficace come spiega il vocalist Charlie Hager: “We have really wanted to be able to capture that energy on a record for a while. In addi...
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WALT WILKINS AND THE MYSTIQUEROS (Wildcat Pie & The Great Walapateya) ••••
Il super gruppo Walt Wilkins And The Mystiqueros contempla campagna e cielo urbano, la terra promessa, il quotidiano e il celeste, come un racconto fordiano, così semplice in Wildcat Pie & The Great Walapateya e da cui si scorge sempre una porzione del Texas. In un libero procedimento a clessidra, si parte con con stili differenti, la dolcezza di un agreste pedal steel in It's Only Rain si ritrae tra l’hammond, l’americana e sprazzi soul di King for a Day e Somebody prima di aprire alla florida sl...
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FRED EAGLESMITH (Tambourine) ••••
Al cuore del rock and roll anni ’60 per il 20esimo disco di Fred Eaglesmith, come mai questa scelta? Semplice: “I’m thinking rock and roll, because everything else sucks!Tambourine, registrato in presa diretta nell’Ontario, riesce a materializzare – a distanza di decenni – ricordi di melodie oramai sbiadite (“When I put the songs together for Tambourine, I was thinking about the days when there were five push buttons on an automobile radio,” Eaglesmith spiega. “The album is a walk through the garden of...
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DYLAN STEWART AND THE JOHNNY STRANGERS (Dylan Stewart And The Johnny Strangers) ••••
Gli piace raccontare storie, le ‘back roads’ texane e le alcoliche e spensierate serate in periferia latitano, Dylan Stewart preferisce la vita vera, ha scoperto che la realtà ha sempre bisogno di un’interpretazione, con brevi spostamenti in note come per la scura bellezza di The Deed. Dylan Stewart And The Johnny Strangers registrato con Mike McClure mischia rock e radici texane, la pedal steel fa da raccordo tra lo spazio fisico e l’intima natura dei personaggi che si scambiano nelle pregevoli ballate ...
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LINCOLN DURHAM (Exodus Of the Deemed Unrighteous) ••••
Ombre, morte, incesti, assassini in soli 3o minuti, la voragine di Exodus Of The Deemed Unrighteous è aperta, la lava di un blues allucinato e sporco che affonda nel Delta Mississippi può scorrere dal vulcano psicoanalitico del texano Lincoln Durham. Non si aggrappa a Jung e i riferimenti biblici evaporano nel gospel iniziale di Ballad of a Prodigal Son, Lincoln Durham trascina con sé nel baratro salvifico in cui perdersi e ritrovarsi (chitarre acustiche ed elettriche, cigar box, lap steel, piano, violino,...
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BROTHER DEGE (How to Kill a Horse) ••••
Il romanziere (nel suo caso, ne basta 1) Dege Legg leader dei Santeria e Black Bayou Construkt, tra le steppaglie della Louisiana, dove il realismo si alza verso l’opacità del cielo, si isola e abdica alla centralità di Brother Dege, il grintoso chitarrista che nel 2010 ha reinventato la passione per il Mississippi con l’ottimo Folk Songs of the American Longhair. Il talento alla slide guitar molti lo hanno scoperto nell’ultimo film di Quentin Tarantino, Django Unchained, ma è al decimo disco, ...
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CHARLIE PARR (Barnswallow) •••½
A pochi giorni dalla pubblicazione del disco strumentale Hollandale, vale la pena tornare alla forte tradizione folk, blues, e bluegrass che spinge Charlie Parr nel Sud dell’America. Immagini in cui sono rispettate le dimensioni di Barnswallow e altre immagini in cui le figure che lo popolano sono affilate, protese in avanti, come nella ‘spirituale’ Jimmie Bell e Nowhere...Fast. L’armonica da una forza capace di lasciare il vecchio mondo degli dei e diavoli, in cerca di un’altra terra: “The unifyin...
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ROD PICOTT (Hang Your Hopes On A Crooked Nail) •••½
La struttura di Hang Your Hopes On a Crooked Nail è consapevole della sua materia, Rod Picott continua nel su e giù per le smalltown d’America (stavolta con un nuovo gruppo di musicisti dell’East Nashville) parla di amori per lo più perduti, i tempi difficili di Welding Burns tornano a galla, parte da subito con un incitamento alla seduzione tra Missing Anything e Dreams ma è il banjo e la slide guitar a mettere immediatamente con le spalle al muro i personaggi delle lucenti Bluebonnet...
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DRAG THE RIVER (Drag The River) •••½
I Drag the River, l’alternative country band di Fort Collins, Colorado (18 dischi in 13 anni -l’ultimo nel 2008) tornano a brillare tra le mani di Jon Snodgrass e Chad Price, come la pedal steel e il country da una parte e la carica nervosa del rock dall’altra. L’ambivalenza è funzionale e l’attrito di Drag The River si regge proprio su questa insistita doppiezza, parte con le ellissi sul rock nel vortice di Wichita Skyline e Not That Kind, Black in Bloom e Ghost of High School, con la p...
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AUSTIN LUCAS (Stay Reckless) •••½
Figlio del musicista bluegrass Bob Lucas, Austin sceglie il rock, senza dubbio più centrale in Stay Reckless, l’uso del tempo delle steel guitars è molto più fondante che in passato (esordio solista nel 2006, The Common Cold) segnato da vicissitudini personali (“I wrote the majority of this record leading up to and in the aftermath of separating and divorcing my ex-wife”, dice Lucas. “There’s a whole lot of sadness in the songs on Stay Reckless but alongside it, there’s also the glimmer of happiness to come...
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MATT BEGLEY & BITTER WHISKEY (Walkin') •••½
All’arida, e in fondo innocua, abitudine alle superfici mediatiche (la geopolitica da tg, l’approfondimento-spettacolo) Walkin’ offre il tentativo di un’altra dimensione, più ruspante, più bucolica, Matt Begley frequenta sempre i bar di provincia, lo spirito dei Bitter Whiskey è il solito, slide guitar fumosa fin da Walkin’, whiskey, telecaster e donne di facili costumi attorno al focolare domestico nel West Texas di The Family. Ogni tanto, come sempre accade nelle ballate eletriche (la dolce pedal ...
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HANK III (Brothers of the 4x4 / A Fiendish Threat) ••••
Con Hank III ogni equilibrio, ogni trasparenza, sono elusi, stritolati da 2 differenti correnti, divise -ancora una volta- in 2 dischi pubblicati lo stesso giorno: “The first album is more of a country album titled ‘Brothers of the 4×4’. It’s a double disc album and there are a few slow and sad songs mixed with the more happy go lucky type songs. There are also a few songs on there that I wouldn’t necessarily consider country. There are a lot of different sounds on this record”, spiega Hank III e continua. “...
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MALLETT BROTHERS BAND (Land) ••••
Will e Luke, figli del folksinger David Mallett, sono cresciuti a Nashville insieme ai figli di altri songwriters e musicisti: “Hal Ketchum was over all the time, Bela Fleck lived down the street. It was a very musical place, and guitars were always being played,” dice Will. “I got the bug like my dad. If there is one there, I’ve got to play it.” Adesso vivono nel Maine, dove è nata la The Mallett Brothers Band, un sestetto, 4 songwriters, 2 cantanti e la strada: “We have found that the road is very fr...
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RECKLESS KELLY (Long Night Moon) ••••
La strada come una storia, un conglomerato di parole che instaura una comunicazione profondissima fra Cody e Willy Braun con il loro pubblico, dura da 17 anni per i Reckless Kelly e Long Night Moon non poteva che nascere sull’asfalto in un ‘accidental traveling album’ come lo chiama Willy, tra le montagne dell’Idaho dove sono nati: “About halfway through writing this record”, continua Braun. “I noticed that almost all of the songs I was writing, whether they were songs about the road, life,...
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CRAIG MELIA (Highway 99) ••••
Gli affetti, i sentimenti, il ripensamento, i desideri, la memoria, tutto ciò che l’uomo si è inventato per dare forma al tempo, per dare una struttura al prima e al dopo, li ritroviamo sull’Highway 99 da Asheville alle montagne del Sud Dakota. Craig Melia, chitarra, dati molto quotidiani e un Blues venato di Folk e Americana, viaggia senza fretta (Black Hills a Old Sal e Medora) e viaggiando si riesce a entrare in sintonia con Highway 99, il tutto a costituire la culla della formazione indivi...
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OWEN TEMPLE (Stories They Tell) •••½
La storia del genere umano. Ecco. Tutto passa da qui. Tutto quello che ascolterete in Stories They Tell, avverte il songwriter texano, avrà qualcosa a che vedere con questa fotografia temporale e con il suo disincanto “I’m in my late 30s and have two beautiful kids and they ask me questions about what it was like when I was a kid. So, yes, that has made me reflect on the past 30 years — since I was their age — and what the next 30 years are going to be like.” Gli orizzonti di Owen Temple continuano ad allungarsi,...
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